I social di Cicerone

30 Ott 2013

Dopo il micidiale saggio sul 'Victorian Internet' (il telegrafo), Tom Standage prosegue la sua preziosa opera di ridimensionamento dei miti digitali. Questa volta si concentra sui social, che noi stimiamo nuovi e originalissimi e lui dichiara vecchi di almeno 2000 anni. L'idea è semplice e incisiva: la comunicazione è sempre stata orizzontale, tra pari, come lo è oggi sui social media e lo era ai tempi di Cicerone, che non si informava leggendo inesistenti quotidiani ma aveva costruito una fitta rete (network) di conoscenti con cui intratteneva un fittissimo scambio di missive, o ai tempi dei Tudor, alla cui corte era invalso l'uso di scambiarsi notizie e gossip attraverso brevi componimenti poetici. Secondo Standage la vera anomalia risiede nella modalità di comunicazione verticale, top-down, da pochi a molti, tipica della società industriale (quotidiani, radio, tv): la tanto celebrata 'comunicazione di massa' in realtà è stata una tanto breve quanto sgraziata parentesi e la società post-industriale con i suoi media orizzontali sta velocemente rimettendo le cose a posto. Tutto vero, Mr. Standage, con una piccola osservazione: l'orizzontalità di Cicerone e dei Tudor era limitata a una ristrettissima élite di acculturati, quella dei social contemporanei è appannaggio di vaste moltitudini. Non è una differenza da poco.

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